IL LUTTO COME PROCESSO
La perdita di qualcuno cui si è affettivamente legati rappresenta un evento drammatico per chiunque. Essa innesca una serie molto complessa di reazioni e richiede del tempo per poter essere affrontata. Il lutto è il processo di elaborazione psicologica che si attiva a seguito di tale difficile esperienza e che ne permette una graduale “metabolizzazione”.
LE FASI DEL LUTTO
Le reazioni emotive, cognitive e comportamentali che fanno parte del lutto tendono a presentarsi secondo uno “schema” comune e riconoscibile. Bowlby (1980) lo ha descritto distinguendo quattro fasi:
- La fase di stordimento e incredulità, che dura da alcune ore a una settimana, in cui prevale una condizione di distacco emotivo (dovuto all’incapacità di accettare la perdita) alternato ad accessi di dolore e collera intensi.
- La fase di ricerca e struggimento per la persona scomparsa, che può durare alcuni mesi ed è caratterizzata da irrequietezza motoria, iperattivazione fisiologica (aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, innalzamento della tenzione muscolare, aumento della sudorazione etc.), ansia (legata alla diminuzione del senso di sicurezza per l’assenza del persona cara e per una maggiore consapevolezza della propria mortalità), insonnia, dispercezioni visive e uditive (es. la sensazione di vedere la persona defunta, sentirne la voce o percepirne la presenza), collera (rivolta a se stessi, al defunto o ad altri, con eventuale attribuzione di colpe).
- La fase di disorganizzazione e disperazione, caratterizzata da uno stato di tristezza pervasiva (spesso, ma non sempre, espressa con il pianto), come conseguenza dell’accettazione della perdita, e da una tendenza all’isolamento sociale.
- La fase di riorganizzazione, che rappresenta la risoluzione del lutto. Quest’ultima avviene grazie ad un processo di “accomodamento” che permette al sopravvissuto di adattarsi alle trasformazioni indotte dalla perdita ridefinendo se stesso e il proprio mondo di credenze personali, la relazione con il defunto (basata sull’assenza e non più sulla presenza fisica) e il proprio rapporto con il mondo esterno, fino alla possibilità di investire su nuove relazioni, ruoli, attività e progetti.
ULTERIORI COMPONENTI DEL LUTTO
Oltre a quelle già citate si possono riscontrare ulteriori manifestazioni, fisiche e/o comportamentali, del lutto (Onofri A., La Rosa C., 2015):
- reazioni fisiche: sensazioni di vuoto gastrico, costrizione toracica, costrizione laringea, ipersensibilità al rumore, senso di depersonalizzazione, dispnea, debolezza muscolare, astenia, secchezza delle fauci;
- reazioni comportamentali: disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi o risvegli precoci) e dell’appetito (inappetenza o iperalimentazione), distrazione (sensazioni di agire in modo distratto e timore di effettuare azioni con conseguenze spiacevoli), evitamento di tutto ciò che può ricordare il defunto o, al contrario, ricerca spasmodica delle sue tracce in luoghi, ricordi, oggetti.
IL LUTTO COMPLICATO
Perchè il lutto sia superato è necessario che la persona accetti la perdita come definitiva e “attraversi” il dolore che l’accompagna, ristrutturando gli schemi di pensiero e comportamento che erano indirizzati alla persona morta e ridefinendo se stessa e il proprio sistema di credenze e aspettative personali. E’ richiesto un lavoro non solo emotivo ma anche cognitivo, un processo di presa d’atto e di costruzione di nuovi schemi rappresentativi interni (Onofri A., Dantonio T., 2009).
Quando affrontiamo un lutto, normalmente siamo capaci di entrare in uno stato di accettazione entro circa 18 mesi. In alcuni casi, tuttavia, il processo del lutto può incontrare degli ostacoli nell’iniziare o nel completarsi. Si parla di lutto complicato quando le reazioni del lutto non si riducono nel tempo e interferiscono significativamente con il funzionamento personale e sociale, fino ad esitare, in taluni casi, in quadri psicopatologici di tipo depressivo o post-traumatico.
Tra i fattori che possono influenzare il decorso del processo del lutto ricordiamo: l’età del defunto, la natura del decesso, il ruolo della persona scomparsa nella vita del sopravvissuto, il tipo di famiglia in cui si è verificata la perdita, la quantità e qualità del supporto sociale disponibile, ma anche fattori psicologici individuali come l’insieme delle credenze e delle aspettative personali e i Modelli Operativi Interni relativi alle esperienze di attaccamento.
PSICOTERAPIA DEL LUTTO
Occorre innanzitutto distinguere tra interventi di sostegno psicologico e psicoterapia. I primi si rivolgono a situazioni di lutto non complicato e hanno lo scopo di facilitare i “compiti” richiesti dal processo di elaborazione (accettare la perdita, gestire le emozioni dolorose, affrontare gli ostacoli che impediscono un nuovo adattamento, riorganizzare il proprio mondo interno ed esterno mantenendo un legame con il defunto e sentendosi al tempo stesso a proprio agio nella vita attuale). La psicoterapia è invece utile nei casi di lutto complicato, per lavorare su quegli aspetti del funzionamento psicologico individuale (ad es. credenze patogene, precedenti traumi o lutti non elaborati) che possono ostacolare il processo di elaborazione e causare sofferenza psicologica.
Il trattamento psicoterapeutico si focalizzerà sulle componenti emotive e cognitive legate al lutto, puntando alla ristrutturazione delle credenze disfunzionali riferite alla perdita (spesso centrate su una visione negativa e rigida di sè e del mondo, come conseguenza dello stravolgimento del sistema di assunti personali dell’individuo causato dalla morte della persona cara), all’incorporazione del vissuto doloroso della perdita all’interno della propria identità (attraverso la ridefinizione del legame con il defunto come legame non più basato sulla presenza fisica ma non per questo irrimediabilmente perso), alla riattivazione dei legami sociali e alla promozione di comportamenti adattivi e gratificanti (lavoro, studio, hobbies etc.), che permettano un progressivo abbandono degli scopi personali compromessi dalla perdita a favore di scopi raggiungibili anche in assenza della persona defunta (Perdighe, Mancini, 2010).
LA TERAPIA EMDR E IL LUTTO
La terapia EMDR si è rivelata efficace sia nel facilitare e accelerare la risoluzione del lutto non complicato sia nel favorire la “guarigione” in caso di lutto complicato. La strategia complessiva consiste nell’elaborare i ricordi dolorosi e tutti i contenuti mentali che bloccano il normale decorso del lutto e che interferiscono con le capacità di fronteggiamento dell’individuo, allo scopo di facilitare la ripresa di un funzionamento adattivo, basato sul recupero di una rappresentazione interna adattiva della persona perduta, necessaria per poter andare avanti. Grazie al lavoro EMDR è possibile riavvicinarsi ai ricordi positivi della persona cara, resi spesso inaccessibili dalle memorie traumatiche, e pensare a lei con un maggior senso di accettazione e pace interiore, giungendo ad una risoluzione del cordoglio e al ripristino di una condizione di maggiore equilibrio.
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Riferimenti bibliografici
Bowlby J. (1980), Attaccamento e perdita, Vol. 3, Torino, Bollati Boringhieri.
Onofri, A., La Rosa, C. (2015), Il lutto. Psicoterapia cognitivo – evoluzionista e EMDR, Roma, Giovanni Fioriti Editore.
Onofri A., Dantonio T. (2009), La terapia del lutto complicato: interventi preventivi, psicoeducazione, prospettiva cognitivo-evoluzionista, approccio EMDR, Psicobiettivo, 3, pag. 68-80.
Perdighe, C., Mancini, F. (2010). Il lutto. Dai miti agli interventi di facilitazione dell’accettazione. Psicobiettivo, 3, pag. 127-146.